Passito Riserva 2018 Bohémien - Tappero Merlo
Passito Riserva 2018 Bohémien - Tappero Merlo

Passito Riserva 2018 Bohémien - Tappero Merlo

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INFO TECNICHE

Denominazione: CALUSO DOC - Produttore : Tappero Merlo - Nome in etichetta: Passito

Formato : 0,375It

Titolo alcolometrico: 14,5%

Vinificazione: La raccolta delle uve avviene una decina di giorni prima della regolare vendemmia applicando una rigorosa selezione in vigna. I grappoli devono essere piccoli e spargoli per garantire un appassimento ideale degli acini.

Nei solai e passitaie l’uva si disidrata in modo naturale fino alla metà di marzo. Durante i mesi invernali umidi e freschi parte degli acini è attaccata da Botrytis Cinerea che arricchisce il profilo aromatico dell’uva, conferendo poi al passito i classici sentori di albicocca, fico e dattero.

Maturazione: Verso la metà di marzo dopo una paziente sgranellatura gli acini sono pressati sofficemente. Il mosto ottenuto, che ha un’alta concentrazione di glucosio, si avvierà ad una lenta fermentazione in botti di rovere.

Terminata questa fase seguirà un lungo affinamento in botti di rovere di diverse capacità per almeno 3 anni. A completare il percorso di affinamento una lunga permanenza in bottiglia per ulteriori 7 anni durante i quali il vino sviluppa una grande complessità.

Varietà: Erbaluce di Caluso

Suolo: Fortemente acidi di origine morenica Composizione: Sabbia 80%, Limo 15%, Argilla 5% Materia Organica: Quasi assente. Terreni poverissimi

Raccolta: Manuale con attenta selezione dei grappoli

Altitudine: 300/350 m slm

PASSITO RISERVA Bohémien Tappero Merlo

Le origini del Caluso Passito affondano ai tempi dei Romani, ma nel corso dei millenni è entrato a far parte della tradizione delle famiglie canavesane ognuna delle quali possedeva una vigna con alcune viti di Erbaluce.

Da queste viti, prima di fare la vendemmia, si raccoglievano i grappoli più belli e spargoli che erano posati ad appassire sui graticci dei solai quale frutta per l’inverno.

In queste passitaie appositamente arieggiate i grappoli rimanevano fino a marzo per poi essere pigiati: Da questo momento iniziava il lungo percorso di fermentazione ed affinamento del Caluso Passito che trovava la sua massima espressione dopo lunghi anni di invecchiamento.

Tra i grandi estimatori del Caluso Passito c'era a fine ‘800 un grande canavesano: Giuseppe Giacosa, per tutti Pin. Drammaturgo e librettista di Puccini, autore delle trame di La Bohème, Tosca e Madama Butterfly amava i suoi vigneti e il suo vino e raccomandava che era buona convenienza accogliere gli ospiti con un ottimo bicchiere di Caluso Passito.

A lui è dedicato questo antico nettare.

NOTE SENSORIALI

Bohèmien 2009 ha un bellissimo colore ambrato intenso e brillante, di grande intensità olfattiva, un potpourry di sentori di frutta secca su tutti i fichi essiccati, il dattero, l’albicocca, l’uva sultanina e delicate note di miele millefiori e di mandorle tostate.

Piacevoli sensazioni di agrumi canditi e fiori bianchi essiccati e di zagara.

Si aggiungono note di liquirizia, zafferano, sandalo, vaniglia e anice e una leggerissima nota minerale. Caldo e avvolgente con una particolare freschezza e di buona sapidità ad equilibrare le componenti morbide tipiche di un vino passito.

Ben si sposa con la piccola pasticceria ed i biscotti, in particolar modo quelli tipici della tradizione piemontese come i torcetti, le paste d’melia, i nocciolini di Chivasso, ma anche quelli a base di pasta di mandorle o pistacchi.

Grazie alle sue caratteristiche, può essere anche adatto ad accompagnare n i formaggi erborinati o piccanti e con i paté di fegato d’oca.

TAPPERO MERLO SI RACCONTA

"Ho voluto ripartire dalle mie radici.

La mia infatti è stata una famiglia contadina che, per tradizione locale, era dedita da generazioni alla viticoltura.

Anch’io però, come tantissimi canavesani, sono stato contaminato dalla tecnologia, che qui aveva un nome, Olivetti e un luogo che rappresentava l’avanguardia italiana dell’informatica, Ivrea.

Dopo un’importante esperienza imprenditoriale nel mondo del software, nel 2001 ho deciso di dedicarmi ad una nuova avventura sempre nella mia terra, ripiantando i vigneti di famiglia, acquistandone altri e destinandoli alla sperimentazione dell’Erbaluce. ​

Desideravo che questo vitigno fosse il mio compagno di viaggio, valorizzandolo, facendolo conoscere, diffondendone la sua incredibile storia.

Volevo essere in qualche modo riconoscente al mio territorio che tanto mi aveva dato, cercando di narrarlo, di comunicarlo attraverso il vino.

Ho deciso perciò parallelamente al reimpianto dei vigneti di arricchire la mia cultura vinicola frequentando i corsi dell’Associazione Italiana Sommelier fino ad essere relatore.

Sentivo il bisogno di comunicare che era possibile praticare una viticoltura non solo rispettosa dell’ambiente, ma che fosse anche testimone di un ritorno “moderno” all’artigianalità.

Volevo avere per alleato quel terreno così povero, ma così particolare, come solo può essere una miscela di sabbie strappate ai fianchi delle Alpi della Valle d’Aosta. Un giacimento di frammenti di minerali, qual è l’Anfiteatro Morenico di Ivrea, l’orma lasciata sull’estremo lembo nord della Pianura Padana dall’immenso ghiacciaio Balteo.

Volevo far sì che il vino trasferisse quella estrema particolarità del luogo. Sentivo la necessità di far riemergere quel sapere, quella creatività che da sempre ci caratterizzano nel mondo, valorizzando la nostra identità culturale, offrire qualcosa che lasciasse un ricordo, un’emozione. volevo quindi narrare la storia della mia terra attraverso l’Erbaluce.

Credo fermamente che chi non ama il proprio territorio e non si batta per esso, non abbia rispetto dei propri avi, della fatica immane che hanno dovuto fare per renderlo vivibile.

Il termine territorio ha assunto un significato diverso: è quel luogo in cui l’ambiente naturale si fonde con l’abilità dell’uomo che nel tempo gli è stato leale, ha imparato a conoscerlo, rispettarlo, proteggerlo, conservarlo, riuscendo così ad esaltarlo, rendendolo unico ed inconfondibile.

Da queste premesse parte la mia personale battaglia di valorizzazione dell’Erbaluce. Ogni occasione è quindi per me un’opportunità per parlare del mio Canavese e far conoscere l’Erbaluce."

VINI TAPPERO MERLO DOMENICO AZ. AGRICOLA
TAP004

Referenza specifica